Marina e Veronica, le gemelle

A guardarle non le diresti gemelle.

Una hai capelli lisci e chiari, l’altra scuri e raccolti in una treccia che li rende più mossi.

Una sembra più tagliente, l’altra più accogliente.

Una appare decisa e pronta a cogliere con piccoli sguardi ben dosati ciò che deve essere fatto per rendere la balera un posto in cui tutto funziona come un orologio svizzero. L’altra  mostra degli occhi più vispi e furbi, in cerca di una morbidezza che renda la balera un luogo accogliente.

Sembrano.

Poi, dopo essere riusciti, con fatica, a ricavare un luogo tranquillo tra il viavai di camerieri, il cocciare delle bocce, il tintinnare di bicchieri e tazzine, l’andirivieni degli addetti alle pulizie, riusciamo ad intervistarle.

Con loro c’è il padre, un uomo  imponente dall’occhio furbo e la battuta sempre pronta.

Un uomo che ad ogni ora del giorno vedi correre da una parte all’altra delle diverse sale, che non si stanca mai e che appena ti vede dice, con un po’ di rammarico: “ quando venite non è mai giornata”.

Sembrano totalmente differenti fino a che non le si sente parlare.

C’è una nota nelle loro voci in superficie così diverse, una più roca, l’altra più squillante, che è la stessa. Quasi impercettibile ma c’è e dimostra la loro identica matrice.

Rispetto a tanti altri che abbiamo intervistato sono quasi delle novizie del quartiere ma riescono facilmente a dare un apporto interessante al nostro lavoro.

E dalle loro parole si nota come anche loro amino questo quartiere.

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