Laura, la cameriera

Siamo entrati alla Brocca solo per mangiare.

Durante questo progetto abbiamo fatto il giro di tutte le osterie e di tutti i bar della zona.

È stato bello conoscere le persone prima per quello che fanno e poi parlarci: è come se una parte di loro la conoscessimo già.

Durante l’ottimo pranzo ci convinciamo che quello offertoci dalla Brocca sarebbe un ottimo set per delle interviste.

Proviamo prima con una bellissima famiglia seduta nel tavolo davanti all’ingresso, lui un giovane che è nato e cresciuto qui, lei una bellissima ragazza nera e i loro figli. Purtroppo sono troppo timidi e declinano l’invito.

Poi, finito di pranzare, il ristorante si svuota.

Fuori piove e l’acqua sciacqua i marciapiedi dalla polvere secca dell’estate.

Nella sala lentamente scende la calma e rimaniamo, quasi, gli unici avventori: decidiamo che è quello il momento giusto per proporre loro la nostra intervista.

Laura e sua sorella che fino ad allora erano state affaccendate, com’è naturale, dietro i tavoli si dimostrano fin da subito colpite del progetto. E quando gli raccontiamo tutto quello che sta succedendo in Ortica i loro occhi luccicano perché, a detta loro il quartiere abbisogna di una rivalutazione.

Vorremmo fare un’intervista a tutte due le sorelle, ma la maggiore, provata dalla stanchezza non vuole cimentarvisi, mentre la minore, subito, ci da appuntamento per il martedì successivo.

Quando torniamo con tutto il nostro armamentario è un giorno un poco più mite e qualche sparuto raggio di sole buca le ceree nubi.

Aspettiamo che anche gli ultimi avventori se ne vadano, beviamo un caffè, lasciamo che Laura respiri un attimo dopo l’intenso mezzogiorno di servizio e, quando finalmente si sente pronta, iniziamo.

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