Giorgio, l’oste

Giorgio l’abbiamo contattato dopo un pranzo nella sua osteria, accalappiato mentre ci serviva gli amari.

Spiegatogli il progetto, il figlio, che come quasi tutta la famiglia lavora nell’osteria, ci ha detto:”buona fortuna, lui parla poco”.

Ha gli occhi azzurri e limpidi, schietti,  così come tutta la famiglia.

L’osteria è un viavai di persone, durante il pranzo operai delle fabbre che circondano il rione, durante il resto del giorno anziani abitanti del quartiere continuano a passare, chi per una birra o un economicissimo spruzzato, chi per giocare a carte sperando di soffrire meno caldo nei tavolini sulla strada.

È molto timido e riservato, e infatti in favor di microfono ha raccontato solo una piccola parte delle storie che nei giorni successivi ha avuto il piacere di farci ascoltare, ed è un vero peccato, perché le vicissitudini lavorative, le odissee, le speculazioni, e i ricordi remoti di un veneto perso nel tempo ci hanno affascinato come non mai.

Ma passando spesso per il suo bar ci si rende conto che è fatto così, e che la bellezza di quelle storie è anche che vengono da una persona che ogni giorno si adopera al meglio in quello che fa, e le sue storie sono racchiuse nei suoi modi cortesi e nella perizia del suo lavoro, nei piatti semplici e saporiti che serve nel suo ristorante.

Vi lasciamo quindi, senza altro indugio alle sue, poche, parole.

 

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