Gino, il ferroviere

È un sabato buio e tempestoso.

La bocciofila è gremita di giocatori.

Le piste sono affollate e sui tabelloni vorticano rossi numeri digitali.

Chiediamo di Gino, il presidente, che avevamo sentito il giorno prima.

Ci rispondono che non c’è ma che forse adesso arriva.

Aspettiamo una mezz’ora, lo richiamiamo, c’era stato un malinteso, ci raggiunge subito nonostante il temporale che infuria e le gocce grosse e pesanti come macigni.

Ci fa subito tenerezza con i suoi occhi chiari,  i capelli candidi e il suo accento emiliano che nonostante i quarant’anni passati a Milano non è del tutto scomparso.

Ci mostra orgoglioso le foto storiche del Circolo Bocciofilo Ferrovieri, e di un Ortica che era non molto di più della stazione e qualche casetta.

È molto legato al circolo di cui è sempre stato uno degli animatori e parla con affetto della ferrovia e di quello che una volta c’era qui, dove adesso siamo noi.

Anche una volta finita l’intervista, mentre aspettiamo il momento adatto per fotografarlo lì dove è il suo ambiente, su una pista con una boccia rossa in mano, ci racconta aneddoti che spazzano in quattro decenni di vita vissuta tra la ferrovia e le bocce.

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