Duilio, l’artista

Siamo capitati, la prima volta nel suo atelier quasi per caso.

Non seguivamo un bianconiglio, ma un nostro amico attore, Giulio, che nelle labirintiche stanze del suo mondo costruiva piccoli quadri teatrali per impreziosire la notte di Halloween.

Ma lui, Duilio, non l’avevamo mai incontrato.

Già arrivare e capire dove l’atelier è ubicato è di per sé una sfida.

In via Corelli ti devi infilare in una via che sembra non portare da nessuna parte, passare sotto la tangenziale, accarezzare il fiume Lambro e solo allora ti troverai alle porte di un immensa corte dove in mezzo a piccoli loft di artigiani e un piccolo distaccamento industriale si erge il piccolo castello di Duilio.

Ci troviamo a cento metri in linea d’aria da via Ortica ma ti sembra di essere in una dimensione parallela.

L’entrata è contrassegnata da una peretta che devi schiacciare.

Duilio ha gli occhi distanti ed è stretto in una giacca di pelle marrone e dei pantaloni cachi di tela spessa.

Prima di iniziare l’intervista ci fa visitare il suo maniero.

Quadri tetri e sculture ferree sono installate ovunque e sembra di essere finiti dentro ad un film di Tim Burton.

Credeteci le nostre parole sono totalmente inadeguate per descrivere L’Atelier Forte.

Alla fine sceglie il luogo dove vuole essere intervistato e fotografato, una scrivania dove vari oggetti sono tenuti insieme dal fil di ferro.

Ci accomodiamo.

È timido Duilio, parla poco, e spesso esita.

Ma riesce comunque a raccontarci qualcosa d’interessante.

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